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9月23日 Prima settimanaà louer: parte prima
Mi rivolgo ai miei amici romani “de Roma”: avete presente quell’invidia che avete provato almeno una volta nella vita nei confronti dei fortunati cugini fuorisede che della città succhiano il più bello, sono liberi e spesati e galleggiano rilassati tra chitarre e locali, senza troppi pensieri per la testa? Ecco, posso ora assicurarvi che no, non è questa, poverini, tutta la verità. Quel gigioneggiare, quel cazzeggiare in totale autonomia per noi così irritante non è altro che il meritato premio per aver superato la più sfiancante, avvilente e mortificante delle prove: trovare casa.
Arrivata il sabato pomeriggio con appuntamento per vedere una stanza fissato per il pomeriggio del lunedì seguente, ho girovagato serenamente per Bruxelles tutto il week end, accompagnata da mia sorella (che malcelava un’esaltazione fuori luogo per la mitezza del clima belga, quella mitezza avvertibile, un po’ come gli ultrasuoni, solo da specie particolari: esseri umani del nord del globo ma anche esseri del sud trapiantati a Dublino). Domenica sera, in compagnia di Marta e Ben, i miei gentilissimi ospiti, siamo andate a mangiare belga ed è stata un’esperienza rivelatrice di una cultura culinaria davvero gustosa, così tanto buona da spingermi ad affermare che avrei presto comprato un ricettario della regione. Ma forse più che il pasto è stata la birra a portare una friggitrice di bastoncini findus come me ad osare tanto. Appagata e ristorata mi sono placidamente addormentata, convinta che il giorno seguente io e Luisa, la ragazza con cui già prima di partire avevo cominciato a cercare casa, saremmo state colpite dall’appartamento talmente tanto da prenderlo senza indugi.
Lunedì mattina c’è stato lo sbarco all’Università. Quartiere di Ixelles, campus Solbosch, Università Libera di Bruxelles. Cinque italiani smarriti si aggirano per i corridoi labirintici della città universitaria alla ricerca di uffici fantasma dove ottenere quei cruciali documenti che li faranno uscire dalla clandestinità accademica, sballottati da una parte all’altra preda dell’inconsapevolezza. Quante scoperte, però, si possono fare in una sola mattina. Lo sapevate che il piano terra in Belgio si chiama “quinto piano”? E che secondo piano vuol dire dodicesimo?.. Provati da cotante rivelazioni, ci siamo accasciati sulle sedie della mensa, raccontandoci di noi come fossimo vecchi amici ritrovati e gustando polpette belghe e couscous.
Tanto era piacevole quella dimensione che io e Luisa stavamo quasi per dimenticare il nostro appuntamento col destino, in Rue François Dons 26. Arriviamo un po’ trafelate, accompagnate da mia sorella e da Giacomo, un altro dei cinque italiani folgorato dalle planimetrie vallone. Fuori dal portone non c’è nessuno ad attenderci e così provo a telefonare. Mi risponde la vellutata voce della signora che avevo contattato da Roma e con tono angelico mi informa che ha già affittato tutto perché nel week end ha trovato chi avrebbe pagato il nostro stesso prezzo senza pretendere che vi fossero mobili nella stanza. Sapete che consistenza ha il Panico? E’come una grossa gomma da masticare che avvolge dalla testa ai piedi. I movimenti sono faticosi e rallentati, gli occhi sono socchiusi con le ciglia appiccicate e viene anche un po’ voglia di piangere. Ma non c’era tempo per le lacrime in quel lunedì pomeriggio belga e così, armate di una rivista d’annunci e di uno stradario, ci siamo accampate al Caffè Beppino (ottimo l’espresso) a fare telefonate.
In questi casi, quando la concorrenza è alle calcagna e non c’è tempo da perdere, gli appuntamenti sono sempre “dans trente minutes”. Il che potrebbe essere ragionevole se le stanze ad Ixelles celebrate negli annunci si trovassero veramente in quel quartiere, ma dire Ixelles è un po’ come dire “sto sulla Nomentana”: la gente ti immagina a Porta Pia e invece abiti a Montesacro. 引用通告此日志的引用通告 URL 是: http://anduccia.spaces.live.com/blog/cns!25C8EF52764523DA!465.trak 引用此项的网络日志
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